Ciao, Michele!

Carissime e carissimi,
 
è con grande dispiacere che vi informiamo che se ne è andato il nostro Michele (Michel), il marito di Enrica (Henriette), una persona a noi molto cara, una parte di noi tutti, del nostro mondo piccolo ma grande allo stesso tempo.
Una persona, il nostro Michel, schiva, carica di fatti più che di parole. Tutti lo ricordiamo per il suo andare e venire con fili elettrici e microfoni e tanta voglia di essere tutt'uno con noi e con le attività che di volta in volta realizzavamo. Per il Gruppo di Lettura aveva sempre fatto molto. Come non ricordare il grande lavoro per realizzare cose all’apparenza impossibili, come il “mitico” gruppo di lettura in giardino, ormai diversi anni fa? O il cinema del GdL? E nelle occasioni importanti, come i compleanni del Gruppo, o per gli auguri natalizi, era sempre presente: per darci una mano, per scattare le foto, per concorrere alla regia degli incontri, con volontà, passione, impegno.
 
Lascia in tutti noi un buon ricordo. Siamo sicuri che pensiamo anche che abbia finito di soffrire, visto che, negli ultimi tempi, doveva continuamente a riposare e per una persona sempre attiva come lui ciò costituiva un vero tormento.
Lascia la sua dolce e amata compagna di vita, Henriette, la nostra cara Henriette, che ultimamente vedevamo davvero poco non solo al GdL, ma anche nelle altre attività dell’Associazione; lo aveva fatto per lui e per riuscire a fargli vivere una qualità di vita al meglio possibile data la pressione che la malattia si imponeva oltre i loro desideri.
 
Cara Henriette, tutto il GdL è con te. Il gruppo costituisce – lo sappiamo – non solo la possibilità della condivisione del piacere della lettura, ma anche una possibilità di sentirsi riuniti in un “abbraccio” specialmente nei momenti di difficoltà.
 
Per chi volesse salutare Michel e dare un conforto a Henriette, ricordiamo che il funerale si svolgerà mercoledì 26 aprile alle ore 14.30 nella Parrocchia S.AMBROGIO AD FONTES in Via Papa Giovanni XXIII (Villaggio Ambrosiano, Segrate).
 

Giovedì 30 marzo: il 200°incontro del GdL!


Giovedì 30 marzo il Gruppo di Lettura della Biblioteca e di D come Donna ha festeggiato il 200° incontro!!!
Le lettrici e i lettori del Gruppo nato nel 2002, con molto altro pubblico, hanno "celebrato" questa importante "tappa" con una serata unica: un concerto per pianoforte del Maestro Pietro Bonadio. Con la Soprano Olga Ermambetova. In programma “Temi e improvvisazioniI” da grandi film, musiche di Nino Rota, Ennio Morricone ed altri importanti compositori. Brani originali di Pietro Bonadio.
E' stata una serata entusiasmante, unica: uniti dalla grande passione per i libri, e con la musica che ci ha portati lontano. E il viaggio continua!
















Per il 201° incontro dell'11 maggio 2017, il GdL sta leggendo il romanzo di Chiara Gamberale, "Quattro etti d'amore, grazie"

Chiara Gamberale
Quattro etti d'amore, grazie
Mondadori


INCIPIT
Un litro di latte parzialmente scremato.
Uno intero.
Mezzo chilo di penne rigate.
Un barattolo di fiducia.
Due di marmellata alle ciliegie.
Un chilo di patate, uno di illusioni.
Un arrosto d’infanzia e uno di tacchino: da surgelare.
Due bustine di pietà, due di lievito, una serata diversa da tutte, un cespo di abitudini, uno di lattuga, il posto fisso, un tubetto di dentifricio ultrasbiancante, la sigaretta dopo il caffè, una telefonata lunga, il perché, sei rotoli di carta igienica, il weekend al mare, il telegiornale delle otto, una risata scema, qualche mandarino, la verità, però anche no, un flacone di ammorbidente, una confezione di preservativi, una di pannolini, lo yoga, tre pacchi di biscotti panna e cioccolato, un’offerta speciale, il prezzemolo.
Serve davvero tutta questa roba, alla gente che passa di qui?
Gli serve, certo: ma tanto non gli basta.
E allora a che gli serve se non gli basta?
Boh.
Ecco, lo sapevo, ci risiamo.
Provo a essere gentile.
«Signora, scusi: doveva pesare le zucchine al reparto frutta e verdura.»
Sempre così.
Si dimenticano di pesare le cose al momento giusto, quando le prendono, e credono che arrivati a un certo punto, come per magia, ci pensi qualcun altro. Ma il prezzo mica arriva così, mica è una rivelazione, mica è
l’oroscopo: tu scegli una cosa e quella cosa ce l’ha.
No?


 Foto tratta da iodonna
Chiara Gamberale
Scrittrice, conduttrice e autrice televisiva e radiofonica italiana, Chiara Gamberale, dopo la laurea al DAMS di Bologna ha esordito come scrittrice nel 1999 con il romanzo Una vita sottile, a cui sono seguiti Color Lucciola (2001), Arrivano i pagliacci (2003), La zona cieca (2008, premio selezione Campiello), Le luci nelle case degli altri (2010), L'amore, quando c'era (2012), Quattro etti d'amore, grazie (2013), Per dieci minuti (2013), Avrò cura di te (con M. Gramellini, 2014), Adesso (2016) e Qualcosa (2017). Dal 2002 è stata autrice e conduttrice televisiva in programmi come Parola mia e Quarto piano scala a destra su Rai Tre e Gap su RaiUno, e dal 2005 ha lavorato anche alla radio in trasmissioni come Trovati un bravo ragazzo su Radio 24 e Io, Chiara e l'Oscuro su Rai Radio 2. Collabora con La Stampa e Vanity Fair.
Notizie tratte da Treccani

Un caffè con... Paola Romagnoli

Questa volta è lei, Paola Romagnoli, la protagonista dell'intervista di "Un caffè con..." Proprio lei, sì, per salutarla e ringraziarla doverosamente per le interviste che ha realizzato sin qui per questa fortunata rubrica (il cui archivio potete leggere qui), rubrica che è ora giunta a conclusione. Ma l'ultima intervista non poteva che avere come protagonista colei che ha realizzato tutte queste interessantissime interviste, Paola Romagnoli; ecco, ora, è il Gruppo di Lettura che le rivolge qualche domanda, a cominciare dalla prima... caffè o tè? Grazie, cara Paola, da parte del gruppo di lettura e di tutti i lettori!

Caffè o tè? 
Dipende dall’ora; se è mattina un caffè con un bel po’ di latte freddo. Di pomeriggio invece un tè, preferibilmente verde o al gelsomino. Entrambi comunque in una tazza grande, disegnata e senza piattino, da tenere con le mani a coppa.

Che cosa stai leggendo?
Leggo sempre diverse cose insieme, a volte troppe, ma va così. Ora sto rileggendo Le parole per dirlo di Marie Cardinal, che ho letto da ragazza ma non era il momento giusto. Poi una raccolta di saggi sull’arte di Maria Zambrano che si intitola Dire luce. E le bozze in anteprima de La casa delle bambole di Fiona Davis che mi ha passato il mio libraio per un parere, di ritorno da un incontro tra librai indipendenti ed editori.

Carta o ebook?
Carta, carta. Ho un e-reader ma lo uso perlopiù quando sono in vacanza all’estero se – terrore! – mi capita di rimanere senza scorta di libri; e scarico gli incipit che mi incuriosiscono, ma poi se decido di procedere con la lettura acquisto sempre la copia cartacea. Amo anche l’oggetto-libro, l’odore della carta, la copertina, la consistenza delle pagine. I libri che ho amato ne portano i segni: hanno orecchie, sottolineature anche in più colori, e addirittura note a margine o chiazze di caffè. Insomma, mi piacciono i libri ‘stropicciati’, e ne acquisto spesso anche di seconda mano.

Hai un luogo del cuore?
Senz’altro la città di Delft, in Olanda. Ci ho vissuto più di due anni con la mia famiglia ed è rimasto un pezzo di cuore, una stanza di casa che ha in sé forse persino qualcosa di ancestrale. E’ una sensazione che mi riempie; voglio molto bene alla ‘mia’ Olanda.

Il tuo nuovo romanzo, Le muse di Klimt, pubblicato da Electa Mondadori nella collana ElectaStorie, intreccia a cavallo tra finzione e storia le vicende biografiche del pittore Gustav Klimt con le voci delle donne che lo hanno accompagnato tra la fine dell'Ottocento e il 1918, anno della sua morte. Come ti sei avvicinata a questa grande figura di artista? 


Tutto è partito da un suo quadro che è senza dubbio tra i miei preferiti, Donna con cappello e boa di piume (quello in copertina); trovo di grande suggestione il ritratto di questa donna dal viso così espressivo e insieme sfuggente. Mi sono immersa nell’opera e nella vita di Gustav Klimt attraverso una ricerca biografica con la quale ho cercato tralasciare l’accademia. Mi interessava la vita di uomo, per comprenderne l’intimità, le sue relazioni, anche con la città, poi le amicizie, i sogni, i progetti. Mi sono state d’aiuto anche le fotografie dei giorni che Gustav Klimt trascorreva in vacanza sul lago Attersee; ci sono diverse immagini che lo riprendono tra i suoi affetti, o in relax; ho cercato di leggerne i gesti, gli sguardi e l’atmosfera, per trarne le sensazioni.

Quale è stato il rapporto di Klimt con l'universo femminile?
Direi che quello di Gustav Klimt è stato uno sguardo di grande rispetto e interesse sulla donna, come se avesse portato avanti una personale indagine. Il suo punto di vista sulla figura femminile, che senz’altro è centrale nella sua opera artistica, mi pare abbia colto l’essenza di una donna consapevole, a cui accostarsi con omaggio e persino schegge di timore.

Ogni capitolo del tuo libro è un quadro, non sempre in ordine cronologico, con grande attenzione alle figure femminili, con riferimenti a colori e odori. Proprio riguardo ai colori ce n'è uno che è molto importante in tutto il romanzo, ed è il colore blu. Blu è il velluto del cappello della donna ritratta in copertina, "Signora con cappello e boa di piume" che nel tuo romanzo tu immagini essere Olga. Ce ne vuoi parlare?

Voglio molto bene al personaggio di Olga; il fatto che l’artista non abbia attribuito questo ritratto che amo a una donna specifica mi ha permesso di inventarmi il personaggio e affidarle il filo della mia storia. Quanto al Blu (non riesco a scriverlo minuscolo) è una passione che mi segue sin da bambina e che senz’altro va al di là del gusto, e affonda le radici nel mio essere. E’ un colore così immersivo; una sensazione e uno stato, prima che un dettaglio estetico. Un colore che non a caso è sempre stato particolarmente caro agli artisti di ogni epoca e la sua preparazione ha impegnato alcuni fino all’ossessione della ricerca. Yves Klein che ha addirittura brevettato una personale miscela di Blu affermava: “Tutti gli altri colori portano ad associazioni psicologiche che possono distrarre. Il blu, al limite, ricorda il mare e il cielo e tutto quello che c'è di più astratto nella natura".

Per concludere, vuoi provare a dirci cos’è per te la Lettura? 

Per me è senz’altro linfa. E’ vitale. Ho sempre letto in vita mia e più passano gli anni più la passione e il piacere della lettura li sento distribuirsi dentro di me – sì -, come fa la linfa in un albero a primavera. Leggere non è mai stato un hobby per me, non è un’attività da ritagli di tempo o che faccio per distrarmi, ma una vera e propria esigenza senza la quale non credo che riuscirei a crescere. E di germogliare non mi sono ancora stancata.


Paola Romagnoli vive a Milano con la famiglia e due gatti. Ha vissuto anche in Olanda, dove ha lasciato un pezzo di cuore. Ha pubblicato i romanzi Ho saltato prima dell’alba- (auto)ritratto di Jeanne Hébuterne (2006) e Agnès che rideva e mangiava amarene (2010), oltre a diversi racconti. Nel 2009 ha vinto l’VIII Concorso Letterario nazionale D Come Donna “Una storia semplice” con il racconto “Fine di un amore”. Giornalista, scrive di arte, viaggi, libri, architettura e design per riviste femminili, quotidiani e testate specializzate. Lettrice prima di tutto, ha un libro sempre con sé, li annusa, sottolinea e fa le orecchie alle pagine senza alcun senso di colpa. C’è sempre una radio nelle sue stanze e senza dubbio il blu è il suo colore. Il suo ultimo romanzo è Le muse di Klimt (2016, Electa Mondadori).

Per il 199° incontro del 2 marzo 2017, il GdL ha letto e commentato "Doppio sogno" di Arthur Schnitzler

Arthur Schnitzler
Doppio sogno


INIZIO

«Venti quattro schiavi mori spingevano remando la sfarzosa galera che doveva portare il principe Amgiad al palazzo del califfo. Mail principe, avvolto nel suo mantello di porpora, se ne stava solo, sdraiato in coperta, sotto l’azzurro cupo del cielo notturno disseminato di stelle e il suo sguardo… ».
La piccola aveva letto fin lì ad alta voce; ora, quasi all’improvviso, le si chiusero gli occhi. I genitori si guardarono sorridendo, Fridolin si chinò su di lei, baciò i capelli biondi e chiuse il libro che si trovava sulla tavola non ancora apparecchiata (...)

Arthur Schnitzler

 

Figlio di un celebre laringoiatra, studiò medicina, specializzandosi in psichiatria e venendo a conoscenza tra i primi delle teorie psicoanalitiche di Freud; ma non esercitò a lungo, per dedicarsi integralmente all'attività di scrittore. Profondamente legato alla città natale, ne rese, come pochi altri, l'atmosfera e la mentalità al passaggio del secolo, e poi all'approssimarsi e al verificarsi della catastrofe della prima guerra mondiale, con le frivolezze e le solidità borghesi di facciata ma, dietro, con tutte le mestizie quasi fatalistiche legate alla fine di un'epoca. È spesso magistrale in S. la capacità di addentrarsi in un sottile scandaglio psicologico, sorretto da grazia ironica e da scetticismo di fondo, sempre comunque al di fuori di ogni concessione al sentimentalismo. Cominciò a pubblicare scene teatrali liberamente coordinate (Anatol, 1893; Das Märchen, 1894; Liebelei, 1896), in cui, nonostante la diversità degli esiti, comuni sono ambientazione e intento: rappresentare una società dissoluta incapace di nutrire e di comprendere serî proponimenti. Nel 1895, con il lungo racconto Sterben, S. esordiva nella narrativa, genere che per tutta la vita alternò al teatro, prediligendo di solito l'opera di scarsa mole, dove meglio poteva esibirsi nel suo dialogare elegante e ricco di sfumature. Fra i racconti e i romanzi: Frau Bertha Garlan (1901), l'esemplare monologo interiore Leutnant Gustl (1901), Der Weg ins Freie (1908), Frau Beate und ihr Sohn (1913), Der blinde Geronimo und sein Bruder (1915), Casanovas Heimfahrt (1918), l'altro monologo interiore Fräulein Else (1924), Traumnovelle (1926), Therese (1928); fra le commedie e le scene teatrali: Der grüne Kakadu (1899), gli assai arditi dialoghi di Reigen (1903), Der einsame Weg (1904), Komtesse Mizzi (1909), Professor Bernhardi (1912), Die Schwestern oder/">oder Casanova in Spa (1919), Komödie der Verführung (1924), titoli alcuni divenuti correnti nella predilezione di un pubblico internazionale.

Notizie tratte da: treccani.it

Qui sotto alcune immagini dell'incontro:







Per la nostra rubrica dei saggi n. 37 - Stefano Rodotà: “Solidarietà un’utopia necessaria” Laterza 2014

Stefano Rodotà
Solidarietà un’utopia necessaria
Laterza 2014

di Enrico Sciarini

Il significato più profondo di solidarietà è quello di essere il principio che scardina barriere, congiunge e costruisce legami sociali di dimensioni universali. Così, a mio avviso, è l’esordio di Stefano Rodotà nelle prime due pagine del suo libro dedicato alla solidarietà. Continua però dicendo che troppo spesso il vero significato di Solidarietà viene travisato e lo si usa per rinchiudersi in ambiti ristretti dentro i quali mantenere i propri privilegi. Per Rodotà la Solidarietà è un dovere morale che la rivoluzione francese del 1789 ha fatto diventare sinonimo di Fraternità. Del trinomio rivoluzionario “Libertà, Uguaglianza, Fraternità, l’Autore fa notare che Libertà e Uguaglianza sono due diritti, mentre invece la Fraternità/Solidarietà è un obbligo morale e si pone quindi come precondizione per ottenere la Libertà e l’Uguaglianza. Qualche anno dopo la rivoluzione francese Napoleone volle sostituire Fraternità con “Proprietà” e tale travisamento è stato ampiamente messo in atto nel corso degli ultimi due secoli. Nel dicembre del 2000 la Comunità Europea ha solennemente proclamato la “Carta dei Diritti Europei”. Nel preambolo di tale Carta si legge “…. L’Unione Europea si fonda su valori indivisibili e universali di Dignità Umana, di Libertà, di Uguaglianza e di Solidarietà.” E si conclude con: “Il godimento di questi Diritti fa sorgere responsabilità e doveri nel confronto degli altri, come pure della comunità umana e delle generazioni future.” Per Rodotà queste affermazioni sono valide per tutte le persone, anche quelle extraeuropee. Per lui la Solidarietà non è Carità, non è Benevolenza, non è Gratuità o Generosità, sentimenti questi da coltivare, ma non da usare per sottrarsi ai Doveri pubblici. Solidarietà è interdipendenza destinata a creare legami universali sfidando le logiche di separazione. La globalizzazione ha portato con sé il potere delle grandi multinazionali nelle quali il concetto di Solidarietà è molto debole o addirittura escluso. Per cambiare questa situazione qualche cosa si sta facendo: si è mosso il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU con una risoluzione proposta dall’Ecuador e dal Sudafrica nel 2014 che prevede il vincolo del rispetto dei Diritti fondamentali da parte delle multinazionali. Però contro questa risoluzione, hanno votato contro gli Stati Uniti e i Paesi dell’Unione Europea. Rodotà conclude che praticare la Solidarietà è difficile; la si vorrebbe archiviare tra le illusioni e le utopie. Ma la Solidarietà esiste e resiste: è un principio costitutivo della società umana. L’83enne Stefano Rodotà è un giurista e politico con lunga esperienza parlamentare e non solo quella.

Per il 198° incontro del 9 febbraio 2017, il GdL ha letto e commentato "Pedro Páramo" di Juan Rulfo

Juan Rulfo
Pedro Páramo
Einaudi 



Juan Preciado torna a Comala a cercare il padre, Pedro Páramo, che non ha mai conosciuto. Ma Comala è un paese di ombre: molte voci, molte storie, e tutte sembrano provenire da un altrove misterioso. Juan Preciado dice: «Vedo cose e gente dove forse voi non vedete nulla». Ma il discrimine tra cose, gente e nulla è molto difficile da percepire e lui stesso è destinato a confondersi nel mormorío generale. Nessuno come Rulfo ha saputo rendere la coesistenza di passato e presente, della vita e della morte, raccontare il tempo come eterno e immobile in cui tutto ciò che sta succedendo è già successo. Anche per questo è stato ammirato da Borges, García Márquez e Cortázar. Di certo Pedro Páramo è considerato il punto di svolta della narrativa ispano-americana del Novecento.

***

Con Pedro Páramo, Juan Rulfo annuncia il modo attraverso cui la cultura di un intero continente trova forse per la prima volta una voce propria - magari a partire dalla contrazione di nuovi debiti, primo fra tutti quello con William Faulkner, e dalla contemporanea accensione di futuri crediti, come la citatissima apertura del frammento 41: «Il padre Rentería si sarebbe ricordato molti anni dopo della notte in cui la durezza del suo letto lo tenne sveglio e poi lo obbligò a uscire», che è evidente modello per il famoso incipit di Cent'anni di solitudine: «Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio». Con quella voce trovata l'America Latina entra in conversazione con il resto del mondo e a sua volta lo rigenera, lo porta a trovare nuove strade, racconti e nuove voci ancora.


Alcuni momenti della serata:









Vicini di Pagina 2017. Presentazione del libro di Alberta Mantovani "Alle radici dell'anima" - 3 febbraio a Cascina Ovi Segrate: ecco come è andata

Carissime amiche e carissimi amici del Gruppo di Lettura,
care lettrici e cari lettori,
 

il secondo appuntamento della quarta edizione della rassegna “Vicini di Pagina”, organizzata dall’Assessorato alla Cultura e dall’Associazione D come Donna, ha visto protagonista una donna straordinaria e piena di vita: Alberta Mantovani.

Venerdì 3 febbraio, ore 18.30
Alberta Mantovani
ha presentato il suo libro
“ALLE RADICI DELL’ANIMA. COSTELLAZIONI FAMILIARI: GUARIRE DAL PASSATO PER VIVERE PIENAMENTE IL PRESENTE”
(Ed. Tecniche Nuove)
Centro Civico “Cascina Ovi”
via Olgia 9 - Segrate (MI)


A dialogare con Alberta Mantovani ci sono stati l’Assessore alla Cultura, Gianluca Poldi, e Roberto Spoldi, nostro coordinatore del GdL.

Le letture sono state a cura dell’attrice e regista Noemi Bigarella.

Il tutto nella calda e accogliente sala di Cascina Ovi, intitolata alla memoria di Luigi Favalli.



 

Dopo il successo delle due precedenti, Alberta Mantovani ha presentato la terza edizione del suo libro arricchita di nuove esperienze e intuizioni. Un libro che ci ricorda come sia fondamentale il lavoro auto-biogra co, conoscere se stessi e le proprie origini, a partire da quelle familiari, e saper “leggere” le relazioni che ci legano. E prendere coraggio per
ricostruire.



Talvolta facciamo fatica a vivere, abbiamo dif coltà nelle relazioni e commettiamo errori a ripetizione senza comprendere il perché. Esistono meccanismi inconsci che ci fanno ripetere comportamenti ed errori di chi ci ha preceduto e fa parte della nostra famiglia.
Le Costellazioni familiari sono un metodo potente. La buona notizia è che attraverso questo metodo è possibile fare chiarezza sulle dinamiche inconsce che ci portano a vivere con itti con la famiglia e nel lavoro. Interrompere questa catena ci permette di entrare con leggerezza e gioia nella vita. Sanando i rapporti con la nostra famiglia d’origine e quella attuale tutto diventa più facile armonioso. La sensazione che ne deriva è di pace e leggerezza.


Alberta Mantovani è nata e lavora a Milano dove vive.Laureata in Filoso a con indirizzo psicologico all’Università Statale, ha in seguito frequentato la specializzazione in psicologia medica. Iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti, lavora con gioia da oltre 30 anni
in Boiron, azienda leader nei medicinali omeopatici presso la quale ha la responsabilità dei progetti speciali e dell’Associazione Culturale Omeoart.
Impegnata attivamente in varie cause umanitarie, tra i suoi insegnanti Bert Hellinger, Attilio Piazza, Bertold Ulzamer, Victoria Schnee, Donald Walsh, Roy Martina e tra i suoi maestri spirituali Osho, Maharishi Mahesh Yogi e Amma. Da oltre 10 anni si occupa di Costellazioni Familiari e del Risveglio, Legge dell’Attrazione e di crescita personale sostenendo che la Felicità è un dovere etico. È invitata a tenere conferenze sulle Costellazioni e sulla Legge d’attrazione, di cui è testimone, in molte città italiane.

https://www.albertamantovani.org/

Comune di Segrate - Uf ficio Cultura
Via I Maggio - Tel. 02.26902470/335 - www.comune.segrate.mi.it





Qui sotto alcuni momenti dell'incontro:










Giorno della Memoria 2017 - Speciale “Religione inconsueta”: a Segrate abbiamo ospitato Bruno Segre col suo libro “Che razza di ebreo sono io” - martedì 31 gennaio ore 18.30 Centro Verdi

Care amiche e cari amici del Gruppo di Lettura,
care lettrici e cari lettori,

IN OCCASIONE DEL GIORNO DELLA MEMORIA 2017
Speciale “Religione inconsueta” (incontri a cura di Marco Locati) 





L'Assessorato alla cultura ha presentato
Bruno Segre,
“Che razza di ebreo sono io” – (Casagrande edizioni)

Martedì 31 gennaio, alle 18.30, al Centro Civico “G. Verdi” – Sala “Alloni


La storia di un ebreo irregolare

In occasione del Giorno della Memoria 2017, l’Assessorato alla Cultura ha avuto il piacere di ospitare Bruno Segre con il suo libro Che razza di ebreo sono io, pubblicato dalle Edizioni Casagrande all’interno della rassegna Religione Inconsueta a cura di Marco Locati.

Bruno Segre, nato in Svizzera nel 1930, ma milanese, ragiona in questo libro-conversazione con Alberto Saibene sulla propria identità ebraica. Dopo un'infanzia e un'adolescenza segnate dal dramma della Shoah, Bruno Segre si laurea con Antonio Banfi, collabora con Adriano Olivetti, insegna in un liceo del Canton Ticino e lavora nell’editoria. In seguito diventa attivissimo esponente di una minoranza critica della Comunità ebraica: ha visto infrangersi il mondo nuovo che pareva diventare Israele negli anni Sessanta, ha contestato il progressivo nazionalismo sionista, ha cercato soluzioni di convivenza tra Israele e Palestina. La sua storia personale e quella della sua famiglia diventano il paradigma di un popolo irrequieto, che non ha mai smesso di interrogarsi su se stesso.
L’Assessore alla Cultura, Gianluca Poldi, e Marco Locati, curatore della rassegna Religione Inconsueta, dialogano con Bruno Segre per presentare questo volume e discuterne con il pubblico.

Bruno Segre (Lucerna, 1930), ricercatore e operatore culturale indipendente, ha studiato filosofia a Milano alla scuola di Antonio Banfi. Si è occupato di sociologia della cooperazione ed educazione degli adulti nell’ambito del Movimento Comunità fondato da Adriano Olivetti. Ha insegnato in Svizzera dal 1964 al 1969. Per oltre dieci anni ha fatto parte del Consiglio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Dal 1991 al 2007 ha presieduto l’Associazione Amici di Nevé Shalom/Wahat al-Salam. Ha diretto dal 2001 al 2011 il periodico di vita e cultura ebraica «Keshet». Autore di numerosi saggi, ha scritto fra gli altri Gli ebrei in Italia (1993; nuova edizione 2001), Shoah (1998; nuova edizione 2003) e Israele la paura la speranza (2014). Per Imprimatur ha pubblicato nel 2015 Adriano Olivetti.

Bruno Segre a Segrate
Una ventina di anni fa l’Amministrazione Comunale di Segrate ha istituito un registro sul quale avrebbero dovuto apporre le proprie firme personalità del mondo scientifico, artistico, religioso ospiti per qualche ragione a Segrate. Non so quante firme siano state apposte su tale registro e neppure so se esista ancora, nel qual caso la firma di Bruno Segre meriterebbe di apparire a tutta pagina. Segre è stato a Segrate il pomeriggio di martedì 31 gennaio, invitato dall’Amministrazione Comunale a commemorare la Giornata Mondiale della Memoria. Una memoria che l’87enne Segre mantiene lucidissima e che gli ha permesso di narrare ai numerosi segratesi che lo hanno ascoltato cos’è stata per lui l’iniqua legge fascista della segregazione razziale del 1938. Ma non ha parlato solo di questo, ha avuto modo di parlare del suo ultimo libro dall’ambiguo titolo “ Che razza di ebreo sono io”. Ha detto che la sua ebraicità, non praticata, è iniziata proprio nel 1938. Ha parlato di Adriano Olivetti con il quale ha lavorato a lungo e del quale mantiene un’immutata ammirazione, tanto da definirlo “un industriale che ha odiato la civiltà industriale”. Segre ha poi usato parole durissime nei confronti dell’attuale governo israeliano e, da sionista convinto, ritiene che solo riconoscendosi reciprocamente due Stati indipendenti, israeliani e palestinesi potranno convivere pacificamente, come fanno gli abitanti del villaggio Nevè Shalom/Wahat as Salam (Oasi di Pace), fondato dal frate dominicano Bruno Hussar e sostenuto dall’Associazione “Amici di Neve” che Segre ha presieduto sino al 2011. In un’intervista rilasciata a “Repubblica” due anni fa, Segre ha detto di conservare bene il suo corpo perché l’anima che ci sta dentro possa stare meglio. Se molte più persone al mondo avessero un’anima come la sua, il pianeta terra continuerebbe a girare intorno al sole, come ha sempre fatto, ma i suoi abitanti ci vivrebbero molto meglio.
Enrico Sciarini  



Vicini di Pagina 2017. Presentazione del romanzo di Paola Romagnoli, "Le muse di Klimt", 20 gennaio ore 18.30 a Cascina Ovi Segrate. Ecco come è andata!


Carissime amiche e carissimi amici del Gruppo di Lettura,
care lettrici e cari lettori del nostro Blog,

ci fa molto piacere aver dato avvio alla nuova edizione 2017 (la quarta) di “Vicini di Pagina”, (organizzata dall'Assessorato alla Cultura di Segrate e dall’Associazione D come Donna) con il romanzo della nostra cara amica lettrice, Paola Romagnoli.
“LE MUSE DI KLIMT”
(Mondadori Electa)

A dialogare con Paola Romagnoli - venerdì 20 gennaio presso il centro Civico Cascina Ovi - ci sono stati l’Assessore alla Cultura, Gianluca Poldi, e Roberto Spoldi, nostro coordinatore del GdL.

Le letture sono state interpretate dall’attrice e regista Noemi Bigarella.

L’incontro è stato poi arricchito dagli interventi musicali di due giovani musicisti: Guido Pace e Marco Tencati Corino

Sono intervenute, poi, Enrica Melossi e Valentina Lindom, entrambe editor di Mondadori Electa, ormai affezionate al nostro Gruppo di Lettura!
 

Il tutto si è svolto nella calda e accogliente sala di Cascina Ovi, intitolata alla memoria di Luigi Favalli, nostro primo coordinatore.

Qui di seguito la sinossi del libro:

Di Gustav parla tutta Vienna, e non c’è personaggio della buona società che non sia incappato almeno una volta nel suo nome. I suoi ritratti sono molto richiesti e gli giungono sin dall’estero commesse per decorare con il suo tocco sontuoso le pareti e i soffitti di monumenti e grandi palazzi. Sono senza dubbio le donne a ispirarlo. Davanti al
cavalletto ne percepisce la presenza prima ancora che il suo sguardo scivoli lungo le sinuosità dei loro corpi. Le donne sono le sue muse. Gustav è circondato dalle donne: a tratti burbero e sfuggente, è un uomo che attrae. Lo sanno Emilie, stilista e imprenditrice affermata, la compagna di vita che non lo avrà mai solo per sé; Hermine e Clara, le sorelle che condividono la dedizione nei suoi confronti; Marie, che porta in grembo suo figlio, ma sarà una madre sola. Lo sa la giovane Alma, si dice sia la donna più bella di Vienna e l’ha stregato con la sua determinazione e gli abbracci clandestini rubati alle convenzioni. E anche Olga, l’enigmatica donna dai capelli rosso fiamma. Lunghi, molto lunghi. A queste figure si aggiunge, come una sorta di controcanto, una voce femminile, figlia dell’acqua…
Il romanzo di Paola Romagnoli intreccia le vicende biografiche del pittore Gustav Klimt con le voci delle donne che lo hanno accompagnato tra la fine dell’Ottocento e il 1918, anno della sua morte. A cavallo tra finzione e storia, l’autrice evidenzia con straordinaria efficacia il ruolo che l’universo femminile ha avuto nella vita e nell’arte di Klimt, sullo sfondo di una Vienna nobile e sfavillante, dove nascono la Secessione viennese, le sinfonie di Mahler e la psicoanalisi di Freud.
 

E qui sotto due belle immagini della calda e... magica serata!




 

Paola Romagnoli vive a Milano con la famiglia e due gatti. Ha vissuto anche in Olanda, dove ha lasciato un pezzo di cuore. Ha pubblicato i romanzi Ho saltato prima dell’alba- (auto)ritratto di Jeanne Hébuterne (2006) e Agnès che rideva e mangiava amarene (2010), oltre a diversi racconti. Nel 2009 ha vinto l’VIII Concorso Letterario nazionale D Come Donna “Una storia semplice” con il racconto “Fine di un amore”. Giornalista, scrive di arte, viaggi, libri, architettura e design per riviste femminili, quotidiani e testate specializzate. Lettrice prima di tutto, ha un libro sempre con sé, li annusa, sottolinea e fa le orecchie alle pagine senza alcun senso di colpa. C’è sempre una radio nelle sue stanze e senza dubbio
il blu è il suo colore.
http://www.paolaromagnoli.it/paola.html

Guido Pace è un musicista, allievo del M.ro Renato Spadari, frequenta il settimo anno di studi presso la Scuola Civica di Milano “Claudio Abbado”. Segue un corso di perfezionamento con il M.ro A. Franzi. Al suo attivo diverse partecipazioni ad eventi culturali dedicati alla chitarra classica, inclusi otto concorsi di cui è risultato vincitore. Si esibisce in Duo con Marco Tencati Corino. 

Marco Tencati Corino è un giovane musicista, allievo della M.ra Paola Coppi, al settimo anno di studi presso la Scuola Civica di Milano “Claudio Abbado”. Al suo attivo diverse partecipazioni ad eventi culturali dedicati alla chitarra classica, inclusi sette concorsi di cui è risultato vincitore.  Sotto la guida del M.ro A. Franzi, affina alcune tecniche chitarristiche neoclassiche. Si esibisce in Duo con Guido Pace.

Per il 197° incontro del 12 gennaio 2017, il GdL sta leggendo "Picnic a Hanging Rock" di Joan Lindsay

Joan Lindsay
Picnick a Hanging Rock
Sellerio


INIZIO
Furono tutti d'accordo che era proprio la giornata adatta per il picnic a Hanging Rock: una splendida mattina d'estate, calda e quieta, con le cicale che durante tutta la colazione stridevano tra i nespoli davanti alle finestre della sala da pranzo e le api che ronzavano sopra le viole del pensiero lungo il viale. Le dalie fiammeggiavano e chinavano il capo pesante nelle aiuole impeccabili, i prati ineccepibilmente rasati esalavano vapore sotto il sole che si levava. Il giardiniere stava già annaffiando le ortensie, ancora ombreggiate dall'ala delle cucine sul retro dell'edificio. Le educande del collegio per signorine della signora Appleyard erano in piedi dalle sei a scrutare il cielo terso senza una nuvola, e ora svolazzavano nei loro vestiti da festa di mussola come un nugolo di farfalle elettrizzate...

JOAN LINDSAY
Australiana di Melbourne, ha scritto (oltre a Picnic a Hanging Rock, 1967, da cui il regista australiano Peter Weir ha tratto un celebre, omonimo e fedele film) il libro di memorie Time Without Clocks (1962).